
Guardare "Le petit soldat", film del 1960 di Jean-Luc Godard significa curiosare di nascosto il filmino appena fatto di un bambino. Un bambino non si preoccupa di filmare cose brutte o belle, si preoccupa solo di filmare. Visto in quest'ottica la pellicola assume tutto il suo senso, pratico ed estetico. Preoccuparsi di filmare significa esaltare ogni scelta, anche la più casuale, mostrata in pellicola. Godard non ci racconta una storia, ma ce la mostra. Mostrare pone l'attenzione sullo sguardo piuttosto che sull'oggetto guardato.Godard non assume "punti di vista" diversi, ma assume un unico punto di vista il suo personale, e quindi anche il nostro. Godard ci costringe a guardare da troppo lontano o da troppo vicino, ci evita l'azione e si sofferma su particolari inutili. Un bambino è uguale. Un bambino si sofferma su inutili particolari e si entusiasma su piccole cose. Quando si ascolta un bambino si rimane affascinati non dalla storia ma da come viene raccontata.
In Godard vedo un bambino, vedo l'entusiasmo, vedo l'emozione del raccontare, vedo l'ingenuità, la purezza e non vedo paura.
Lo spirito del tempo ha dato ragione a Godard, la nuvelle vague ha (ri)dato ragione di essere al cinema.

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