giovedì 20 maggio 2010

VENDICAMI: IL CINEMA DELLA NON-PAROLA


L'oriente potrebbe insegnarci molte cose: il rispetto, il senso del tempo, la pazienza, la disciplina. Dare un occhiata verso levante non nuoce affatto, piuttosto che avere la testa sempre rivolta verso il caotico occidente. In oriente ritroviamo alcuni fondamentali particolari che in occidente abbiamo perso da tempo. Nell'ultimo film di Jhonnie To, Vendicami, questi particolari accecano da subito l'occhio stanco e annoiato del povero spettatore Italiano.

Il primo di questi particolari dimenticati è la coerenza: nel film sin dai primi minuti si viene catapultati in un mondo (lontano, Hong Kong) estremamente violento e crudele. E non della violenza pulp, ma di una vilenza genuina, primordiale come il sentimento che la mantiene in vita e che da il titolo al film. Non ci si aspetta niente di più e sopratutto, ciò che conta, non si vuole nulla di più. Azione e noir (francese/hongkonghese) e basta, niente amore, niente sesso.

Il secondo dei particolari perduti è il senso del tempo: To esalta i momenti più frenetici dei duelli, invece che accelerando o storpiando (alla maniera di Matrix), semplicemente rallentandoli in modo naturale. Si è investiti letteralmente dalle immagini di corpi che sembrano ballare in forme assolutamente armoniche che da tempo (noi occidentali) non vedavamo. I duelli sono coreografie di una naturalezza imbarazzante (niente è mai eccessivo) e gli schizzi di sangue sono nuvole di rosso create apposta per completare i quadri. Da vedere assolutamente il duello nel bosco, in cui anche la luna partecipa al gioco.

Il terzo particolare, e più importante, è la presenza della "non-parola". Con "non-parola" si intende qualcosa di completamente diverso da "silenzio" e da "mancanza di parola". Il silenzio è assenza di rumori, e per sua stessa definizione è assolutamente innaturale nel mondo reale e straniante nella realtà filmica, mentre "mancanza di parola" è l'omissione completa di dialoghi. Il termine "non-parola" invece indica la presenza di parole che però non hanno valore di parola, non hanno senso. Nel film di To, la presenza della "non-parola" accade grazie al fatto di mantenere in originale le lingue straniere, il francese e il cantonese. Questo permette allo spettatore di cogliere il senso senza prestare troppa attenzione a parole che potrebbero distrarre dalle immagini. L'attenzione è posta sull'azione, le parole sono, in estrema analisi, solo ulteriori rumori.

Vendicami, Jhonnie To.

GODARD: IL PICCOLO SOLDATO


Guardare "Le petit soldat", film del 1960 di Jean-Luc Godard significa curiosare di nascosto il filmino appena fatto di un bambino. Un bambino non si preoccupa di filmare cose brutte o belle, si preoccupa solo di filmare. Visto in quest'ottica la pellicola assume tutto il suo senso, pratico ed estetico. Preoccuparsi di filmare significa esaltare ogni scelta, anche la più casuale, mostrata in pellicola. Godard non ci racconta una storia, ma ce la mostra. Mostrare pone l'attenzione sullo sguardo piuttosto che sull'oggetto guardato.Godard non assume "punti di vista" diversi, ma assume un unico punto di vista il suo personale, e quindi anche il nostro. Godard ci costringe a guardare da troppo lontano o da troppo vicino, ci evita l'azione e si sofferma su particolari inutili. Un bambino è uguale. Un bambino si sofferma su inutili particolari e si entusiasma su piccole cose. Quando si ascolta un bambino si rimane affascinati non dalla storia ma da come viene raccontata.

In Godard vedo un bambino, vedo l'entusiasmo, vedo l'emozione del raccontare, vedo l'ingenuità, la purezza e non vedo paura.

Lo spirito del tempo ha dato ragione a Godard, la nuvelle vague ha (ri)dato ragione di essere al cinema.

martedì 22 dicembre 2009

I LIMITI DELL (IN)VISIBILE

E' ormai natale! I cinepanettoni stanno invadendo le nostre sale, le nostre televisioni, i nostri giornali, le nostre radio (terribile la continua ripetizione dei nomi (noti?) del cast negli spot radiofonici) e i nostri blog. Non ne voglio parlare, non voglio fare ulteriore pubblicità a un prodotto che da solo mantiene l'intera industria cinematografica italiana. Buon per loro. Buon per noi.

Dove si fa adesso il cinema? Per le strade, nei teatri di posa? magari! Adesso il cinema si fa sul computer. E' l'era dell'animazione. Costi esorbitanti per prodotti scadenti. La Disney domina il mercato e sforna film in 3D e adesso (nostalgica?) in 2D. Le concorrenti sfornano film imbarazzanti. Il totale sono 1 film decente contro 10 pessimi. Siamo stanchi!

Qualcuno può spiegare ai produttori che second life è praticamente morto, che l'immagine dell'avatar sta scomparendo miseramente. I surrogati informatici hanno iniziato ad annoiare. I videogiochi stanno superando il cinema per innovazione e coinvolgimento. Andiamo a giocare, che aspettiamo!

Vedo film ed esco stordito! Cosa ho visto!

Alla ricerca del limite del visibile ci pensano i Coen.
Alla ricerca del limite dell'invisibile ci pensano i produttori!